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  MUSIC-BOX ✪ AUDIO-LAB  

Quando cantiamo una canzone noi stiamo riproducendo la melodia di quel brano. Ciò vale ovviamente anche se la suoniamo con uno strumento. La melodia è dunque il tema, il motivo che ci permette di riconoscere un brano, di distinguerlo da altri, diciamo che è la foto sulla carta d'identità di una musica.

Tecnicamente la melodia è una sequenza di suoni le cui altezze e durate sono state precisate dall'autore. Tutto qui, per noi può bastare, ma come vedremo si deve tenere sempre presente che dietro questa semplice definizione ci sono secoli di evoluzione teorica e pratica, ci sono regole musicali che cambiano.

La prima regola di una melodia è la scala a cui essa "appartiene", il suo riferimento più importante, la classe di suoni da cui essa ricava la sua sequenza. Qualsiasi brano i cui suoni sono presi e "ordinati" dal grave all'acuto, o viceversa, va a ricomporre la scala, o le scale, della sua melodia.

Ma qui la cosa si complica perché, come dicevamo, nella nostra storia le scale sono parecchie, ognuna con la sua specificità culturale, legata cioè a un'epoca o a un certo tipo di musica. Noi ci limiteremo alle principali, dovendo però spiegare prima l'elemento che caratterizza una scala: la disposizione dei suoi intervalli.

APPROFONDIMENTO: LA TEORIA DEGLI INTERVALLI E IL TEMPERAMENTO EQUABILE


Un intervallo indica la distanza tra due suoni (es: Do - Fa, Reb - Sol ecc.). Più precisamente si definisce intervallo la differenza d'altezza fra due suoni, esprimibile in fisica acustica con il rapporto delle frequenze dei suoni stessi.

Teoricamente gli intervalli sono in numero illimitato, ma ogni sistema musicale ne usa un numero limitato. Il nome di un intervallo si determina contando le linee e gli spazi che separano le due note sul pentagramma.

Le note di una scala sono definite anche gradi, e nel nostro sistema a seconda della posizione che occupano hanno un nome che indica la loro funzione nella scala: I grado - tonica: è la nota iniziale della scala, la fondamentale; II grado - sopratonica; III grado - mediante (o modale): determina il carattere della scala, cioè se è maggiore o minore; IV grado - sottodominante; V grado - dominante: è il grado più importante dopo la tonica; VI grado - sopradominante; VII grado - sensibile o sottotonica.

Quasi tutta la musica, anche quella delle culture non occidentali, è tonale, cioè è organizzata attorno alla tonica. La distanza tra due gradi consecutivi può essere di tono o di semitono, ciò dipende dalla posizione che occupano nella scala considerata. 

Nel nostro sistema, il sistema temperato equabile, il semitono è la metà di un tono, e tale distanza può essere ascoltata suonando due tasti consecutivi di un pianoforte.

Esistono due tipi di semitono: 1) semitono cromatico, formato da due note con lo stesso nome ma diversa altezza (es: Do - Do#, Mib - Mi)4; 2) semitono diatonico, formato con due note con diverso nome e diversa altezza (es: Fa# - Sol, La - Sib).

Nel nostro sistema temperato equabile semitono cromatico e diatonico coincidono. Di conseguenza note come Do# e Reb (Fa# e Solb, Sol# e Lab, ecc...) sono enarmoniche, cioè sono lo stesso suono, infatti nel pianoforte esiste un unico tasto per entrambi.

Tutti sanno che la sequenza Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do rappresenta la nostra scala musicale. Vero certo, ma primo non ci dice niente dei suoi intervalli, secondo non è la scala, ma solo una scala e precisamente la scala maggiore di DO. Analizziamola meglio allora con la seguente figura.

In realtà un tono è formato da 9 comma, dove per comma si intende la differenza infinitesimale di frequenza tra due suoni di altezza quasi uguale, e il semitono cromatico è composto da 5 comma, mentre quello diatonico da 4. Quindi Do# e Reb in realtà non sono enarmoniche, c'è una piccola differenza.

Negli strumenti ad intonazione fissa come il pianoforte non è possibile mettere in evidenza tale differenza, si dovrebbero costruire delle tastiere lunghissime e scomodissime da suonare, soprattutto dopo tutta la tecnica pianistica che si è sviluppata negli ultimi secoli.

Diciamo che quindi per una differenza così piccola "non ne varrebbe la pena". Invece in strumenti come gli archi, i fiati o la voce umana, è possibile, ed è quello che si fa comunemente nella pratica lasciandosi guidare dal proprio orecchio.

Il temperamento equabile nasce dunque per risolvere i problemi dell'accordatura degli strumenti ad intonazione fissa, ma ciò avviene a discapito della naturalezza degli intervalli, che infatti si perde. Si tratta però di differenze molto piccole, quindi sia i teorici che i musicisti hanno preferito accettare questo compromesso.
 

Una scala si definisce come una successione graduale di un dato numero di suoni, che dividono in altrettante parti l'intervallo di ottava. Nel caso in esame la scala è una successione di 7 suoni distinti, con in più la ripetizione del primo suono (Do) però più acuto.

Si dice che siamo all'interno di un intervallo di ottava perché dal Do inferiore al Do superiore ci sono otto gradini, detti gradi di una scala, mentre la distanza tra due gradi vicini (o consecutivi) può essere di tono (T) o di semitono (sT).

Nel nostro sistema temperato equabile, il semitono, ossia l'intervallo minimo tra due altezze (o frequenze) sonore, è la metà di un tono. La diversa disposizione di T e sT nell'ottava genera diversi tipi di scala e, di conseguenza, diversi caratteri della melodie e delle armonie che fanno loro riferimento.
SCALA CROMATICA, DIATONICA MAGGIORE, MINORE NATURALE, MIN. ARMONICA, MIN. MELODICA


La musica occidentale si basa sul sistema temperato equabile. La sua scala si distingue anzitutto in cromatica e diatonica. La scala cromatica è la scala che comprende tutti i suoni possibili del sistema, quindi nel temperamento equabile è definita dalla successione di 12 semitoni contigui.

SCALA CROMATICA: sT-sT-sT-sT-sT-sT-sT-sT-sT-sT-sT-sT

La scala diatonica è una scala di 7 note e ad essa appartengono due grandi tipi di scale: la scala maggiore, costituita da 5 toni e 2 semitoni, questi ultimi disposti l'uno tra il III e il IV grado e l'altro tra il VII e l'VIII;

SCALA MAGGIORE: T-T-sT-T-T-T-sT

la scala minore che si presenta in tre diverse forme: la scala minore naturale, costituita anch'essa da 5 toni e 2 semitoni, questi ultimi disposti tra il II e il III grado e tra il V e il VI;

SCALA MINORE NATURALE: T-sT-T-T-sT-T-T

 la scala minore armonica, costituita da 3 toni, 3 semitoni (tra il II e il III grado, tra il V e il VI e tra il VII e l'VIII) e un tono e mezzo (tra il VI e il VII grado);

SCALA MINORE ARMONICA: T-sT-T-T-sT-(T+sT)-sT

la scala minore melodica, costituita da 5 toni e 2 semitoni sia nel moto ascendente che in quello discendente, ma mentre nel moto ascendente i semitoni si trovano l'uno tra il II e il III grado (come nel moto discendente) e l'altro tra il VII e l'VIII, in quello discendente quest'ultimo semitono si sposta fra VI e V grado.

SCALA MINORE MELODICA
SCALA MINORE MELODICA: asc.T-sT-T-T-T-T-sT- disc.T-T-sT-T-T-sT-T 

Tutte le scale, maggiori o minori, presentano la stessa successione di toni e semitoni, indipendentemente dalla tonica scelta. Di conseguenza tutte le scale, eccetto Do Maggiore, hanno delle note sempre alterate. 
Esempio - Costruzione di Re Maggiore: nella scala maggiore i semitoni si trovano fra i gradi III-IV e VII-VIII. Quindi sulla base della tastiera abbiamo:

  • I grado: Re           +1 Tono ->
  • II grado: Mi           +1 Tono ->
  • III grado: Fa#       +1 semitono ->
  • IV grado: Sol        +1 Tono ->
  • V grado: La          +1 Tono ->
  • VI grado: Si          +1 Tono ->
  • VII grado: Do#     +1 semitono -> Re

Quindi in un brano in Re Maggiore il Fa e il Do sono sempre alterati, perciò si parla di alterazioni permanenti e non vengono poste affianco ad ogni Fa e Do, ma all'inizio del pentagramma, la cosiddetta armatura in chiave, grazie alla quale già in partenza la nostra scala di impianto.